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Luca Attias: “Arrivare alla maturità digitale con continuità e trasparenza, vincendo la resistenza al cambiamento!”

“Chi siete? Da dove venite? Cosa portate? Dove andate? Un Fiorino!”. Ricordiamo tutti la scena del film Non ci resta che piangere con Massimo Troisi e Roberto Benigni. A ogni movimento dei due poveri viaggiatori, intenti ad attraversare il confine della Signoria fiorentina, un integerrimo guardiano continuava a domandare meccanicamente sempre le stesse cose, bloccandoli.

“Non ci resta che piangere” diretto e interpretato da Roberto Benigni e Massimo Troisi

Luca Attias, Commissario Straordinario per l’Attuazione dell’Agenda Digitale, Presidenza del Consiglio dei Ministri, utilizza questa metafora per descrivere l’immobilismo causato dalla burocrazia, che non viene incontro alle richieste dei cittadini, a cui la digitalizzazione invece può porre rimedio.

Uno dei temi chiave del fallimento del digitale nella sfera pubblica – spiega Luca Attias – è stato determinato dall’assenza di continuità e dalla contrapposizione politica che porta a cancellare il lavoro del Governo precedente solo perché a succedersi è una forza politica diversa. Oltre a questo c’è da considerare un altro aspetto, il tempo: il cambiamento digitale, soprattutto nelle grandi infrastrutture, lo richiede perché si tratta di un processo non solo tecnologico, ma anche culturale!”.

Bisogna vincere la resistenza al cambiamento e acquisire una cultura che permetta di comprendere in profondità le logiche delle nuove tecnologie, una cultura evoluta, che possiamo definire maturità digitale!

Evitare la frammentazione e lo spreco per mancanza di interoperabilità è vitale. Ecco perché la digitalizzazione dei processi all’interno della Pubblica Amministrazione è una priorità, pensiamo all’utilizzo smodato di applicazioni diverse che viene fatto nelle Pubbliche Amministrazioni in Italia, ognuna intenta a costruire il proprio silos di informazioni.

“8.000 Comuni, 8.000 sistemi informativi diversi – continua Luca Attias – che eseguono le stesse funzioni in modo leggermente diverso. I censimenti delle applicazioni in Italia non sono mai arrivati a un numero esatto, ma si parla di milioni di applicazioni, un numero folle!”.

A tutte queste applicazioni lavorano centinaia di migliaia di persone della Pubblica Amministrazione e dell’indotto che ruota intorno ad essere, in modo inutile e in certi casi inconsapevolmente dannoso. “In Italia chiediamo ai tecnici di protocollo informatico di diventare esperti di una funzione della Pubblica Amministrazione snaturando la loro professione e impedendo loro di rivedersi sul mercato, perché se perdono il lavoro poi sono costretti a fare qualche altra cosa”.

Lavori come il Search Engine Optimization, il Chief Data Officer, il Data Driven Decision, il Big Data Expert, l’e-Commerce Specialist, il Social Media Manager, il CyberSecurity, il Chief Information Office e il Web Analytics Manager, solo per citarne qualcuno, devono smette di essere di nicchia. 

Il tema legato al digitale deve diventare prioritario nell’agenda politica, pubblica e mediatica italiana

“Il processo di digitalizzazione – conclude il Commissario Straordinario per l’Attuazione dell’Agenda Digitale – può vincere anche altre questioni. Oggi la civiltà di un Paese si misura anche dal grado di digitalizzazione raggiunta. Ho infatti teorizzato, raccogliendo più di qualche critica, che la digitalizzazione corretta di un Paese può aiutare a combattere anche la corruzione. Se si confrontano gli indici del Trasparency International Ranching, che fotografa la corruzione nel mondo (l’Italia è in 53esima posizione), con quelli del Digital Economic Society Index il ranking è praticamente lo stesso!”.

Possiamo riflettere su questi spunti come cittadini, come impiegati o come imprenditori, perché la prospettiva è ampia. La digitalizzazione può dare continuità e trasparenza anche alle nostre aziende o alle aziende per cui lavoriamo, semplificare la nostra quotidianità lavorativa e automatizzare le operazioni di primo livello, aumentando la competitività e aiutandoci a raggiungere gli standard di Paesi diversi dal nostro.

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